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"E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia nessuna è andata persa, tutte sono state vissute e tutte in un modo o nell'altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei. E non c'è niente di meglio al mondo." {dal film: Tre metri sopra il cielo }

"Se chiudo gli occhi non ci sei
in fondo a tutti i miei vorrei.
Almeno tu lasciassi scia, saprei come lavarti via. "
{ Negramaro, Una Volta Tanto (Canzone Per Me) }

"è tanto tempo che non piove, è tanto tempo che non amo, è tanto tempo che non cade rugiada su questa terra, è tanto tempo che non passano treni da questi binari, binari secchi di lato alla stazione" { Giovanni Bogani, Amélie, in Per tutto il tempo che ci resta }


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giovedì, 10 luglio 2008

Immaginazione e realtà

"Per taluni l'immaginazione è una funzione dell'attività psichica consistente nella produzione di immagini o rappresentazioni mentali, resa possibile dall'accumulo di esperienze percepite. Per altri è invece capacità di elaborare con libertà e fantasia i dati dell'esperienza o i prodotti del pensiero. Per altri ancora essa è la facoltà di pensare senza regole fisse e di associare liberamente i dati dell'esperienza sensibile." { da Corna-Pellegrini (2004), Realtà e immaginazione nella qualità della vita }

Una attuale ricerca della  Vanderbilt University sottolinea come ciò che noi immaginiamo ad occhi aperti impatta direttamente sulla nostra visione del mondo: "Letting your imagination run away with you may actually influence how you see the world."  { Exploration }. La ricerca, pubblicata a giugno nella rivista Current Biology, ha scoperto che l'immaginazione lascia nella memoria una piccola traccia che può comportare modifiche sulle percezioni future: “This is the first research to definitively show that imagining something changes vision both while you are imagining it and later on.”  { Exploration } L'immaginazione, dunque, ha il potere di cambiare la percezione della realtà.

Leggendo l'articolo penso a come sognare eccessivamente ad occhi aperti abbia una base di pericolosità, perché si rischia di non vivere più nella realtà ma di crearci dei castelli in aria pronti a distruggersi con la prima folata di vento. Tuttavia, a volte, in questo mondo, sognare a occhi aperti è necessario alla sopravvivenza. Sempre meglio, penso, che essere sempre fortemente incentrati sul male di vivere. Dunque, la soluzione, non credo sia nell'eliminazione totale di questa parte di noi.
Qualche giorno fa leggevo un libro ("L'uomo che andò in bicicletta sulla luna")  e mi sono imbattuta in questa frase "L'importante è sapere che si sta sognando - e continuare a goderne." Ecco dunque una possibile soluzione: la consapevolezza.
Ma la consapevolezza di sognare lascia comunque il sogno nel mondo dei sogni e aumenta la discrepanza con la realtà. Esiste, forse, una soluzione migliore: non lasciare che il sogno rimanga sterile, ma tentare di renderlo reale. Questo ovviamente comporta uno scontro e richiede una certa dose di adattamento e flessibilità.

Questo mio scritto non vuole essere niente di sicuro, ma solo un pensiero personale su un tema che in questi giorni { o forse sarebbe meglio dire in questo periodo } ha incrociato più volte il mio cammino.

postato da: francesca78 alle ore 13:37 | Permalink | commenti
categoria: pensieri, letture, psicologia


martedì, 27 maggio 2008

Relazioni malestanti

“Evitate le persone cronicamente lamentose: chi semina lamentazione raccoglie depressione. Non siete un cestino dei rifiuti emotivi…” ( La comunicazione: saper ascoltare... anche le critiche, G. Bassi, R. Zamburlin)

In questi giorni stavo giusto riflettendo su questo tema. Ovvero, sulle persone incapaci di vedere il bicchiere mezzo pieno anche quando il loro in realtà è colmo! E anche sulle persone totalmente incentrate su se stesse, così tanto da non recepire l'altro come altro. Anche nel loro "amarlo", lo accorpano, considerandolo una copia di sè, con i medesimi pensieri, i medesimi meccanismi mentali malestanti.
Le persone cronicamente lamentose. Definizione ineccepibile.
Non dico che non bisogna lamentarsi a priori, questo è umano. Anche io sto vivendo un periodo di "lamentosità" a causa dellla mia precarietà oserei dire "sociale" visto che include diversi ambiti della mia vita,  ma mi ritengo capace di vedere anche il lato positivo della medaglia, o il bicchiere mezzo pieno, se preferite. Per cui non riesco a sopportare { nel vero senso della parola } la pentola a pressione di coloro che fanno della lamentazione un modus vivendi, qualunque sia la loro situazione "sociale", anche se magari sono possessori di punti fermi che io momentaneamente non possiedo.
E non è un recriminare, è un salvaguardare il mio stato psico-fisico ed è una richiesta di obiettività nei confronti del mondo intorno a noi.


UPGRADE: leggendo un libro per preparare delle lezioni sul benessere mi è capitata una frase che per i temi trattati ho deciso di aggiungere a questo mio post:

"il nostro corpo quando sta bene solitamente non lo sentiamo, mentre facciamo molta attenzione ad esso quando stiamo male. Questo ci fa supporre che oltre a non prestare molta attenzione al corpo, non siamo molto abituati ad accorgerci dello 'star bene', ma più portati a sottolineare il nostro 'star male'. [...] Il malessere si impone a noi inevitabilmente come una realtà fisica, facilmente richiamabile alla coscienza." { Marocci, Andreoni, "Dalla sicurezza al benessere", in Andreoni, Marocci, Sicurezza e benessere nel lavoro }

postato da: francesca78 alle ore 18:40 | Permalink | commenti (3)
categoria: pensieri, psicologia


sabato, 12 aprile 2008

Meditabondiamo

E sono il muro da riempire di sfoghi,

nervosa

nervosa di nomi
nervosa di nevrosi
nervosa di appallamenti
nervosa di essere vista come la marionetta che non sono
nervosa di parole a vuoto
nervosa di gente che non ci ha capito nulla, in un anno, di me

e ho solo voglia di saltare con un po' di ska
di urlare tutto il nervoso che ho
che sono stufa anche dei grazie
se poi devo sentirmi dire che ho rotto
solo perché scuoto

fa male



E comunque forse farebbe bene a tutti leggere un po' Goleman, così capirebbero che il nostro comportamento influisce sulle emozioni e sulla fisiologia dell’altro e quindi è necessario comportarsi in coscienza, in maniera tale da avere un effetto benefico anche a livello impercettibile su chi entra in contatto con noi. Attenzione, non sto dicendo di essere ipocriti. Dell'ipocrisia non so che farmene e non dovrebbe sapere che farsene chiunque. Sto parlando di civiltà.  E forse a questo punto farebbe comodo a tutti leggere un po'  di Scott Peck, driblando la noiosa parte spirituale e soffermandosi su cosa è civiltà: "diventare ancora più coscienti di sé, degli altri e delle organizzazioni di cui sono membri."


Tutto questo meditabondare mi ha ricordato un vecchio post... di cui riporto un pezzo

giovedì, marzo 18, 2004 h. 11:26
Parole come lame
Le parole sono a volte come piccole lame che feriscono in modo più o meno profondo, a seconda dello stato d'animo di chi le riceve. A volte ne basta una, sbagliata, dalla persona sbagliata, nel momento sbagliato, per fare un lago di sangue. E non riesci a trovare giustificazione e a farti scivolare sempre le cose sopra.

postato da: francesca78 alle ore 14:35 | Permalink | commenti
categoria: pensieri, letture, psicologia, amicizia, disordine, me


martedì, 08 aprile 2008

La dipendenza da internet diventa una patologia psichiatrica

Pare che lo stress da blog stia causando le sue prime vittime negli USA. Il New York Times afferma che: obesita', insonnia e altri disturbi sono provocati dallo stress di dover produrre notizie in un ciclo di informazione non stop.
Comunque al di là del New York time il problema della dipendenza da internet è serio, e sta prendendo piede in maniera sempre più consistente, anche in paesi come Sud-Corea e Cina.
E' proprio per questo che la dipendenza da internet/computer sta per essere inserita nel DSM-V, la nuova versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Verrà classificata tra i disturbi ossessivo-compulsivi e sarà suddiviso in tre tipologie: gioco on line; sesso on line; istant messaging.
Tutte e tre le varianti hanno quattro componenti in comune: uso eccessivo, spesso associato alla perdita del senso del tempo; crisi di astinenza; sviluppo di una tolleranza e quindi necessità di apparecchiature sempre migliori e di maggiore tempo a disposizione; ripercussioni negative sociali, fisiche, economiche ed interpersonali.

"Facile intuire anche come una società sempre più incentrata sul singolo, nella quale le relazioni interpersonali sono molto difficili e complicate, abbia un ruolo non secondario in questo tipo di patologia: il computer diventa un rifugio, uno schermo, un filtro tra l'individuo e il resto del mondo." { http://it.health.yahoo.net }


postato da: francesca78 alle ore 00:50 | Permalink | commenti (6)
categoria: psicologia