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martedì, 22 luglio 2008
week end traballante...
...a metà tra risate e paure,
tra mohito in campagna e sale d'attesa d'ospedale,
tra momenti in cui si tira fiato e altri con il fiato corto.
E la sala d'attesa...
leggendo di Torino, per distrarsi e far finta di non essere lì,
per edificare spessi muri grigi, come quelli del San Paolo di Piazza San Carlo,
che mi impediscano di vedere,
questo week end di festa e di preoccupazione.
... e mi ricordo, ancora una volta, perché luglio proprio non mi piace,
da due anni a questa parte...
postato da: francesca78 alle ore 01:23 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 30 giugno 2008
Momenti di intimità (30/06/08 - h. 01:00)
Seduta di traverso sulla mia Savonarola, un cuscino dietro la schiena, mi dono un momento per me.
Vicino alla finestra, con le persiane semiaperte, frescheggio e scrivo.
Poso lo sguardo sugli oggetti che compongono il mio piccolo mondo...
... allargolo poi verso ciò che c'è fuori dalla finestra: un cielo che, al solito, non è del tutto buio.
Mi piace star qui, con questa luce fioca, giocare con i miei capelli, cullarmi con i miei pensieri...
postato da: francesca78 alle ore 14:43 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 13 giugno 2008
Portami nel posto che "non so"...
Tu, che adesso non sei davanti allo schermo a guardare la partita, perché sai vivere anche senza calcio.
Tu, che non fumi millemila sigarette al giorno.
Tu, che possibilmente hai occhi chiari e carnagione scura, o anche occhi scuri, ma profondi, che parlano di te, di me, di noi.
Tu, che non ci sei ma che già io sto aspettando.
Tu, che non avrai paura di me, di un cervello funzionante, del mio riscaldarmi per le cose.
Tu, abbatti dolcemente le mie difese, con amore, e portami nel posto che "non so", ma in cui sento di voler essere.
"e qui è primavera, una primavera che si baciano tutti senza motivo, ci sono giardini dappertutto, ci sono fidanzati dappertutto, dappertutto ci sei tu con qualcuno, dappertutto ci sei tu che ti stai baciando, Dappertutto stai sorridendo"
{ Amore a ore, Giovanni Bogani }
"è tanto tempo che non piove, è tanto tempo che non amo, è tanto tempo che non cade rugiada su questa terra, è tanto tempo che non passano treni da questi binari, binari secchi di lato alla stazione" { Amélie, in Per tutto il tempo che ci resta, Giovanni Bogani }
"Perché saremo musica nella tempesta. Perché di te, perché di te farò un canto. Perché ci addormenteremo insieme"
{ Amore a ore, Giovanni Bogani }
"Francesca chiude gli occhi
Chiudili anche tu
Ed entra nel suo mondo
Che è tutto tranne che rotondo "
{ Francesca, DJ Francesco }
postato da: francesca78 alle ore 19:40 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 12 giugno 2008
perché colleziono storie, facce, parole
"e io ti filmo perché colleziono storie, facce, parole, come se mi salvasse dalla mia morte tutto questo raccogliere vita, come se mi salvasse dalla mia tristezza tutto questo conoscere, sfiorare, credere di sapere, che non si sa mai niente, che gli altri restano sempre un'altra cosa, che gli altri restano sempre dentro altri corpi, e tu te ne stai nel tuo"
{ Giovanni Bogani, "Samuel Beckett", in Per tutto il tempo che ci resta }
...e in questa frase leggo tutta la mia curiosa inquietudine, e il perché di certe mie scelte di vita, di certi miei modi di vivere, li leggo qui.
1997, estate, su una spiaggia del Lido vengo a sapere che psicologia sarebbe stato "a numero aperto" quell'anno.
Psicologia, io che ho fatto Ragioneria Programmatori per imparare l'informatica e ne sono uscita grandissima amante della lettura, con un 6 per l'impegno ad Economia aziendale, doti informatiche esistenti ma poco sviluppate per cause non dipendenti dalla mia volonta, lingue straniere a livelli penosi, per non parlare del rapporto pessimo con l'insegnante di Economia e politica e di quello infernale con i miei compagni di classe.
Psicologia, ecco la soluzione! Conoscere gli altri, capire finalmente il cervello delle persone, il perché dei comportamenti, farsi avvicinare dalle storie delle persone, io che ero incapace, con la mia impacciata timidezza, ad avvicinarmi. Una sfida in cui buttarmi, un po' inconsciamente e forse neanche con i motivi più validi. Che a 18 anni non lo sai davvero cosa vuoi dalla vita.... { A quasi 30 lo sai, Francesca? }
E continuo da allora a camminare, a osservare, ad ascoltare, a leggere, a guardare, a farmi raccontare le storie e soprattutto a vivere la sfida.
E stasera a cena, parlavo con i miei di scuola, di come molto dipende da che insegnante incontri, e ripensavo a me a 18 anni, a quella scelta, pensavo a me e a come avessi fatto quella scelta così, un po' sull'onda del momento. Ed ora sono qui e allora non ci sarei mai arrivata a pensare il mio oggi, che neanche lo so a che pensavo davvero, al mare, quell'estate, finita la maturità, voglia di divertirsi, di abbronzarsi, di vivere. Non mi ricordo se ci pensavo a me da grande, a me quasi trentenne. A me con una laurea in mano e qualche storia nel cassetto. Chissà se ci pensavo che non sarei più stata con le solite persone, che quelle persone adesso non so quasi dove sono. Chissà se ci pensavo che è tutto così in movimento e precario, mentre leggevo Culicchia, sulla spiaggia... che chissà che cosa c'è scritto in quel libro di Culicchia, di cui ora ricordo solo il titolo: "Bla bla bla".
postato da: francesca78 alle ore 00:01 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 08 giugno 2008
Ma Francesca....
Francesca non è capace di pensare "non mi serve questo" o "non mi interessa" delle persone che la circondano. Non riesce ad essere Francesca-centrata. Si mette a parte, sta zitta e ascolta. E' una scatola da riempire di sfoghi non suoi, a volte. C'è chi pensa che le piaccia il ruolo della psicologa. Francesca non crede sia così...
Francesca ha la pancia muta, incapace di trovare una persona che riesca a smuoverla. Non lo sa se ci crede ancora. Non lo sa. Però ci spera, che arrivi presto la persona che gli smuoverà la pancia, che arrivi presto e cancelli i rimasugli tristi e le non risposte di una storia finita ormai da troppo tempo, una storia che non gli smuove più la pancia ma che ha lasciato qualche graffio e qualche punto interrogativo. E Francesca è una che ha bisogno sempre di avere tutto chiaro e non ci riesce a stare con tutti questi "perché".
Francesca legge, è curiosa. Ha una sua idea delle cose che la circondano, ma tutti pensano sempre che la sua idea sia influenzata da quel luogo, quella persona, quell'evento. Invece Francesca ha un cervello suo, assorbe dal contesto, forse, questo sì. Ma ha capacità rielaborativa e si stacca dalle idee di tutti. Non è d'accordo, totalmente, con quella di nessuna delle persone del suo mondo. E non si tira indietro quando c'è da discuterne.
Francesca ci crede ancora in un mondo. Sempre meno, sempre più faticosamente, ma continua a credere che esiste qualcosa di buono e che non lo incontrerà mai chiudendosi in una stanza o nei giri sicuri: solite persone, soliti posti, solite cose.
Francesca sente il bisogno, periodicamente, di mettersi alla prova. E questo a volte le provoca casini colossali, ma non può farne a meno. Ferma si sente spenta. Ferma non ci sa stare.
postato da: francesca78 alle ore 14:18 | Permalink | commenti (5)
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domenica, 11 maggio 2008
E' più facile dare che ricevere, vero?
- E' più facile dare che ricevere, vero? L'orgoglio è peccato
{ da "Trilogia della città di K.", Kristof }
Essere in ascolto, farmi raccontare le storie, spaccarmi per stare con le persone a cui voglio bene e che so hanno bisogno di me, sentirmi in colpa se non posso, se non ce la faccio... tutto ciò è abbastanza semplice per me.
Ma ascoltarmi, chiedere aiuto agli altri, staccarmi dagli altri per pensare a me... ultimamente è estremamente doloroso.
Non lo so se è perché il dolore degli altri mi appare più profondo, per i gesti che gli altri fanno o per via dei tempi e degli argomenti di crisi. Non so se è anche un po' il senso di potere dell'aiuto. Alla fine è bello ricevere la riconoscenza, e ora a fermarmici mi viene da pensare quanto questo influenzi la scelta. Sentirsi importante, come sentirsi utile. Certo sentirsi utile è una cosa positiva, lasciare un segno. Non per ostentare, ma perché così il nostro tempo non è buttato.
Però a volte dovrei essere umile e dire "scusa non ce la faccio", "sto male anche io", "mi aiuti? mi ascolti un po' tu?", "mi abbracci?". E far fluire le lacrime che sento in gola. Anche se le mie cose, i miei dolori, possono sembrare piccoli rispetto agli altri. Sì, forse è vero, ma è sempre il mio dolore... ed ha diritto di essere ascoltato, accudito, curato.
postato da: francesca78 alle ore 22:45 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 12 aprile 2008
Meditabondiamo
E sono il muro da riempire di sfoghi,
nervosa
nervosa di nomi
nervosa di nevrosi
nervosa di appallamenti
nervosa di essere vista come la marionetta che non sono
nervosa di parole a vuoto
nervosa di gente che non ci ha capito nulla, in un anno, di me
e ho solo voglia di saltare con un po' di ska
di urlare tutto il nervoso che ho
che sono stufa anche dei grazie
se poi devo sentirmi dire che ho rotto
solo perché scuoto
fa male
E comunque forse farebbe bene a tutti leggere un po' Goleman, così capirebbero che il nostro comportamento influisce sulle emozioni e sulla fisiologia dell’altro e quindi è necessario comportarsi in coscienza, in maniera tale da avere un effetto benefico anche a livello impercettibile su chi entra in contatto con noi. Attenzione, non sto dicendo di essere ipocriti. Dell'ipocrisia non so che farmene e non dovrebbe sapere che farsene chiunque. Sto parlando di civiltà. E forse a questo punto farebbe comodo a tutti leggere un po' di Scott Peck, driblando la noiosa parte spirituale e soffermandosi su cosa è civiltà: "diventare ancora più coscienti di sé, degli altri e delle organizzazioni di cui sono membri."
Tutto questo meditabondare mi ha ricordato un vecchio post... di cui riporto un pezzo
giovedì, marzo 18, 2004 h. 11:26
Parole come lame
Le parole sono a volte come piccole lame che feriscono in modo più o meno profondo, a seconda dello stato d'animo di chi le riceve. A volte ne basta una, sbagliata, dalla persona sbagliata, nel momento sbagliato, per fare un lago di sangue. E non riesci a trovare giustificazione e a farti scivolare sempre le cose sopra.
postato da: francesca78 alle ore 14:35 | Permalink | commenti
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domenica, 06 aprile 2008
M.U.S.I.C.A.
Week end di concerti e di canzoni da saltare, con la voglia di urlare tutta la rabbia di questi giorni e di dimenticare tutti i casini. Tra gli Yuppie Flu al Viper Theatre e i Redska al Camilo....
Non smetterò mai di ringraziare mentalmente chi ha inventato la musica, e chi la continua a fare...
Perché "la musica è l'unica cosa che ci rimane" { Redska docet }, a volte!
La musica e noi stessi.... { ... e gli amici ... }
postato da: francesca78 alle ore 16:34 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 27 marzo 2008
Tra ordine e caos { + caos, come sempre! }
Oggi sono un po' abbacchiata... mi sono svegliata con la sensazione di mancanza. Mi manca una carezza sul viso quando ancora sono in mezzo al sonno.
Poi ho deciso di mettere ordine, e non mi piace, per cui l'umore ne risente. Anche se la scatola di Winnie the Pooh dove ho messo un po' di roba per creare è allegra e dolce, così come quella rossa a cuori che ora è piena di collane e bracciali. Ho un po' rivoluzionato il sottoletto e lo stanzino, ma mi è avanzato il busto in legno.
Ieri sera ho iniziato a cercare il materiale per la mia ricerca di tirocinio. Sto cominciando a restringere il campo, sembra, però non so quanto riuscirò nell'intento. Mi sento un po' abbandonata a me stessa a volte e non è una cosa che mi piaccia molto. Sono più adatta a lavorare in gruppo e questo vuoto a volte mi pesa.
Comunque vado avanti, anche grazie alla compagnia saltuaria di un ex collega di studi.
Vorrei prendermi una giornata per me, ma non saprei nemmeno per cosa. Come usarla... e poi ho la testa che sta iniziando a frullare alla ricerca dell'idea geniale. Non leggere, scrivere... mi ripete il mio ex collega di studi, ma mi sembra così complicato! Ho sei mesi davanti e mi sembrano tanti, e mi sembrano pochi. Voglio sfruttarli al meglio, voglio imparare. Se ci riuscirò mi sentirò un genio. 
Per il resto... mi sto preparando psicologicamente al valzer di matrimoni 2008. Sabato si aprono le danze. Ci sarà il mondo a questo matrimonio, a quel che ho capito. Dovrò fare dribbling tra chi avrò piacere di rivedere e chi no, ma ne vale la pena: la sposa ora vive in Guatemala dove ha trovato la sua strada. E' bello vederla così felice. Si vede che è soddisfatta. Sarà un momento emozionante. Stasera vado anche ad imparare i canti, mezzi guatemaltechi mi è stato detto... chissà che viene fuori!
postato da: francesca78 alle ore 12:01 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 16 marzo 2008
cammino
Una volta c'era l'amore. Poi la sofferenza. A cui è seguito il risentimento. Per cose lette. Adesso un silenzioso vuoto. Non c'è più quasi un termine di paragone, un'idea di mancanza, nulla. Eppure non li voglio perdere i ricordi. Non ho mai voluto e mai vorrò. E allora cerco nella memoria quel cerchietto rosso, quel primo sorriso timido. E' un ricordo che mi piace. Voglio ricordare perché non riesco, anche se meriterebbe, a schifarmi del tutto, non riesco a non stimare del tutto. Voglio ricordare per me. Per essere sempre consapevole del percorso che ho fatto, per essere sempre consapevole di quanto sono forte. "Sei più forte di quello che credi", già. Forte e malinconica. Ma non di qualcosa che era e non è più, no... perché ringrazio il cielo di non avere risposto "va bene" ad un sms che mi chiedeva di riprovare. Per fortuna avevo ed ho un minimo di orgoglio, anche se non vedevo l'opportunismo che poi è stato urlato ai 4 venti internettiani e quindi ho scoperto. Beh, forse un po' di schifo ce l'ho... eppure a volte vorrei potergli raccontare quel che è accaduto poi. Perché prima di amore era amicizia. Era, fu, non sarà. Triste.
"E' un antidolorifico magnifico" mi suona in testa. E mentre Jovanotti racconta della polvere che si deposita dentro ai tuoi jeans preferiti e di un chicco di sale di una tua lacrima evaporata, io penso al mio antidolorifico.
Al primo bacio, dopo di lui, sul mio motorino.
Ai racconti dei baci durante gli aperitivi tra amiche.
Agli amici che ho conosciuto. Alle serate organizzate.
A quella sera con uno shot di troppo e con troppo bisogno di essere considerata.
Alle lucciole, a quello scivolo, al mistero, a quelle mani che contavano il 90%. A come le mani non ci siano state più, così, da un momento all'altro.
Ad un incontro che sembrava destino. Alla luna quella sera. A come le persone hanno paura di condividere.
Alle cantonate che ho beccato, a tutti quelli che "tiro l'amo ma non pesco".
Ai pezzi di schiacciata mangiati a ufo. 
Agli abbracci dei miei amici. A certi sms.
Al mio completo rosso comprato all'outlet per la mia tesi. Alla persona con cui l'ho comprato che c'era, c'è e penso ci sarà, anche se singhiozzante.
Ai traslochi. Soprattutto uno.
Al mio muro arancione e la voglia di cambiamento che grida.
Al tirocinio che è appena iniziato. Alla sensazione di inadeguatezza iniziale.
Ai miei occhi malinconici che è come se gridassero il bisogno di amore che ho.
A me che me lo meriterei tutto questo amore.
postato da: francesca78 alle ore 18:04 | Permalink | commenti (2)
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