"Fare una famiglia non è un sogno. Le famiglie si dovrebbero fare per condividere con qualcuno che si ama il proprio sogno.Altrimenti le persone diventano funzionali a qualcosa, diventano dei mezzi e non possono essere ciò che sono." { Fabio Volo, Un posto nel mondo }
"E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia nessuna è andata persa, tutte sono state vissute e tutte in un modo o nell'altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei. E non c'è niente di meglio al mondo." {dal film: Tre metri sopra il cielo }
"Se chiudo gli occhi non ci sei
in fondo a tutti i miei vorrei.
Almeno tu lasciassi scia, saprei come lavarti via. "
{ Negramaro, Una Volta Tanto (Canzone Per Me) }
"Ma la Strega infastidita
caro Osvaldo, dalla vita
mi risponde:
'Sono in cerca di un riparo originale'
ricomincio allora a correre
la vorrei un po' riscaldare"
{ Martinicca Boison, Dialogo con Osvaldo - riguardo alla Strega }
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ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Premessa: da qui al 9 dicembre lavorerò come "addetta alla ludoteca" all'interno di un progetto di alfabetizzazione e orientamento di donne migranti e mi occuperò dei figli di quest'ultime.
La mamma di S. ha 22 anni ed è Somala.
Nel venire a sapere che io ne ho 30 e non ho né figli né marito dimostra una certa sconcertazione.
Mi cerca di spiegare in un italiano non facile da comprendere, che S. è la sua 5° figlia: i primi 4 sono rimasti in Somalia. Il più grande ha 9 anni. Il che vuol dire che lei, quando è nato, ne aveva solo 13. Le chiedo se era innamorata quando ha avuto il primo figlio e mi risponde di sì, le chiedo se anche ora lo è... la risposta è no. "In questo sei un po' italiana", le dico sorridendo. Lei ed S. sono qui in Italia sole. Lei sta cercando lavoro da un anno qui, ma non lo trova. Però ha i bambini ed è felice, anche se non ha i soldi.
C'era una volta tanti anni fa, in un posto di villeggiatura marittima una bimba fiorentina di 15 anni ed un adolescente pisano di 15 anni. La bimba aveva dato il suo primo bacio l'anno prima e non le era piaciuto nemmeno un granché. L'adolescente, invece, aveva una "ragazza" da qualche mese.
La bimba e l'adolescente erano sdraiati uno accanto all'altro sulla spiaggia a guardare le stelle cadenti. La bimba, non si sa come, sarà l'età di bimba, sarà la simpatia del tipo, sarà Vasco Rossi, non si sa... sarà la pazzia... fatt'è che era innamorata dell'adolescente. Il quale era già scaltro da adolescente per cui colse la palla al balzo e la baciò. Un desiderio che si realizzava per lei, dopo una stella cadenti. Quanto si è stupidamente stupide quando si è innamorate. E come ci si innamora facile a 15 anni. Nell'arco di pochi giorni lei già pensava di amarlo, mentre lui, nel frattempo era ripartito per Pisa, lasciandola pure senza troppe spiegazioni e facendo il personaggio come solo a 15 anni si è capaci di fare. Lei le scrisse una lettera a cui lui non rispose mai. Lei si disperò per mesi dopodichè vide qualcun'altro più vicino di cui si innamorò. E poi un altro. E poi un altro. Fino all'amore vero. Per poi chiedersi se era poi così vero. Per poi star male per davvero. Per poi vivere una serie di storie mordi e fuggi. Alcune con fughe un po' più a lungo termine, alcune che poi sono scaturite in amicizie, alcune in odi-et-amo, alcune in nulla.
Un giorno, dopo quasi 15 anni, la bimba che ormai non è più bimba ma ancora ha lo sguardo a bimba, riceve una richiesta di amicizia in quella magica scatola chiamata internet da parte dell'adolescente che ormai ha la voce di uomo. E così i due si risentono. La bimba ricorda la dolcezza di quella cotta e ride e si vergogna anche un po' e pensa a quanto si era ingenui a quindici anni. E così i due decidono di rivedersi. Per una cena. Che un po' sembra non debba avvenire per una serie di imprevisti disarmanti. Però poi avviene. E sembra quasi naturale, a lei, rivedersi dopo tutti quegli anni, come se lui non fosse stato lontano dalla sua vita così tanto. Una cosa che razionalmente non saprebbe mica spiegarsi. E invece a lui fa strano e non ci crede. Almeno così dice. E i due cenano, diverse portate e del buon vino friulano. E lei si scopre non più rabbiosa parlando dell'ex e ne è felice. Poi è l'ora di tornare a casa ma prima lui le fa leggere la lettera che lei aveva scritto all'epoca, con quella frase ad effetto finale "non perdere questa occasione" che lei, se ci ripensa, si chiede che fine avesse fatto poi, per gli anni a seguire, quella sicurezza che solo ora ha di nuovo. Poi si salutano e lui dice che le darebbe anche un bacio ma. E il bacio c'è. E il cervello è vuoto.
- Finale aperto -
Che poi in realtà... il cervello è vuoto, ma ci s'ha trent'anni e non quindici e ci s'ha trent'anni in un epoca che a trent'anni non hai voglia di. Tutti e due. E però, d'altro canto, vien da pensare che è vero, non ci s'ha voglia di. Ma è poi giusto? E non si sa che pensare. Io per lo meno, non lo so. Che questo periodo è un vero casino.
Che buffo... quante cose si dicono quando si è "innamorati", che poi a ripensare a quando si sono dette o scritte... non si può che riderne!
Oggi su facebook mi ha aggiunto un mio amore estivo. Estate 1994. "Molti sogni sembrano irraggiungibili, e tu per farli realizzare guardi il cielo cercando una stella cadente, su una spiaggia, di sera, col mare mosso!"
Le stelle cadenti, la spiaggia, la notte, le canzoni di Vasco e quel bacio. Leggendo i diari e le lettere di allora, sembrava che non potesse esserci che lui. Gli epiteti... le affermazioni che si susseguono, suonano oggi parole un po' a caso... "sei stronzo", "ti voglio bene", "non rimpiango niente", "non ti dimenticherò", "sei spetta", "mi mancherai"... Mi accorgo sempre di più che ogni volta che qualcuno passa nella mia vita sembra quasi sia unico al mondo. Mi accorgo anche sempre più spesso che tutte quelle affermazioni sono completamente fuori luogo a distanza di tempo. Ci pensavo anche ieri sera... parlando di persone ben più vicine nel tempo, a quanto ora mi appaiano fuoriluogo ed insulse affermazioni del tipo "Non amerò nessun altro come lui" { infatti spero in amori migliori }, "come farò a toccare il corpo di un altro", etc etc
Comunque sia, questo rendez vous internettiano a distanza di ben 15 anni quasi mi ha riportato dolci ricordi ed un sorriso.
Ancora non mi capacito di come possa essere sbiancata soltanto sentendo il nome di quella città dalla bocca di un emerito sconosciuto che però sapeva chi ero. Ed immagino cosa potesse sapere di me... la versione rivista e corretta, nonché errata, che qualcuno mette in giro ignaro, per altro, del fatto che deve stare attento ai mezzi che usa per parlare in giro di me. Ignaro che ho letto mesi e mesi fa nei simpatici spazi dei suoi simpatici amici le simpatiche affermazioni su di me. Forse a colui sarebbe il caso di far sapere che l'ho scoperto ormai da mesi che mi ha riempito il cervello di frottole e mi ha convinta di colpe che non avevo neanche lontanamente.
E la cosa assurda è che quando ho sentito quel nome, di quel paesucolo sperduto che ancora ricordo e ho scoperto che il viso a me sconosciuto sapeva qualcosa di lui, non ho pensato a quanto questo stronzo mi abbia fatto del male, no. Ho pensato e chiesto "come sta". Che chissa se lui invece se l'è mai chiesto come sto io.
A volte davvero si dovrebbe svuotarsi come quel personaggio che oggi non mi tornava nella commedia Pirandelliana, perché purtroppo quando i Martinicca cantano "il passato è passato" hanno torto. O per lo meno hanno torto in questo singolo caso. Perché non c'è cosa più brutta dei muri e lui ne ha creato uno invalicabile togliendomi la possibilità di rivendicare le ragioni quando le ho capite e di creare un rapporto amicale o in qualche modo un suo surrogato.
Detto questo se i Martinicca saranno al "Ne pas ........" io ci andrò, se potrò ovviamente! E... cazzi suoi.
...C'e' una barca pronta
dietro a un'altra pagina
Sfoga la tua rabbia
nella rabbia dell'oceano
forse c'e' una spiaggia
dietro a un'altra pagina Ma come puo' accaderti questo? Decolli a bordo del tuo letto
Stai tranquilla non e' niente
e' solo vita che entra dentro...
{ Negrita, Hemingway }
... Sei uguale a me, altro che no, sei come me in ogni atomo. Ogni atomo. { Negrita, Ogni atomo }
...e mentre tu stai viaggiando verso il mare veneto per una settimana di divertimento ma, pensi, poco relax, con i miei consigli su quel posto che conosco fin troppo bene a 1 ora da dove vai tu... io sono qui che sto pensando a quanto in queste "pagine" tutto sia fermo a quella iniziale danza rituale in cui ci si gira intorno un po' circospetti cercando di dare e ricevere input per vedere se... ed invece le cose sono andate oltre, con la leggerezza che cercavo. Quella che mi ha portato a prendere questo poco tempo e viverlo come veniva, essendo me... me stessa e nient'altro. E chiedendoti di essere te stesso e nient'altro. Che se non ti capisco ti chiedo, non ti preoccupare.
E mi stupisco di come è servito così poco per riuscire a vivere questa novità nel miglior modo, senza distruggerti e senza distruggermi come spesso ho fatto in questo periodo. E penso a ieri, abbracciata a te, con un po' di vento che mi scompigliava i capelli, e alla voglia di stare lì ancora un po'... e non so bene che ne sarà, perché le vedo le diversità tra noi... ma vedo anche come ora ci sia qualcosa che... ci avvicina, e allora penso che vale la pena provare a conoscerci meglio, che forse ognuno ora può donare all'altro quella serenità che entrambi palesemente cerchiamo.
E sono felice del piccolo dono che questo agosto mi ha dato...
Ending-evening interessante: una persona che ha il coraggio di vivere come dovremmo avere tutti, senza perdere troppo tempo a piangere sul latte versato, pensarla un po' alla Rossella O'hara... "domani è un altro giorno" . E che mi dice che non ha senso tutti quei perchè se ma... che si deve fare ciò che si sente, punto. Che non ci si deve far scuotere dagli altri, non si deve star lì ad aspettare ed essere marionette a seconda delle risposte che arrivano o meno. Mi colpisce, anche perché prima che iniziasse questa discussione ero lì a pensare ai miei "ma se" e avevo fatto partire la macchina infernale, per poi ricordarmi di quando anno scorso ho imparato a pensare "chi se ne frega" e alle conseguenze positive che quel pensiero mi aveva portato.
Beccare poi in orari improponibili il mio amico del mare che conosco da quando avevo 15 anni, ossessionato da una vita da un amore ormai paleolitico, che ti dice che ha una bella notizia e che si è innamorato come quella volta lì e ti scrive cose come questa: "ma quando incontri una persona che sta ad ascoltarti in un letto fino alle sei del mattino senza che accada niente e che gli piaci perché capisce cosa ti porti dentro e nn solo fuori ... vale la pena rischiare e cambiare la propria vita" .... mi dona una gioia così grande che se non ci fossero tutti quei kilometri a dividerci lo abbraccerei così forte da stritolarlo tanto sono felice per lui.
E penso che succederà anche alle altre persone che "amo" e a me un giorno...
... e con questo pensiero vado a dormire con il sorriso sulle labbra.
"Perchè poi è questo il succo: nella vita non si vince sempre, anzi. Ma il punto è che un conto è perdere, e un conto è non giocare proprio." { da Come rose di Jericho. }
... Forse era questo che desiderava, più di ogni altra cosa, nel vedere una donna. Desiderava che questa donna gli sciogliesse il nodo, l'incomprensibile durezza della vita. Che calmasse quel mare impossibile e furioso che erano i giorni, le litigate, le perplessità di fronte a una brutta strada, a un'ora buttata, a una brutta notizia, a una delusione, a una umiliazione, una disperazione, una dannazione, una capitolazione, un'esecuzione, una mortificazione, una neoformazione di dolore e annullamento, la vita che se ne va, il male che ti mangia lo stomaco e non ti fa respirare, o anche soltanto la banale, quieta, sonnolenta solitudine che ti stritola in silenzio come un boa constrictor - voleva solo uno sguardo di acqua, dove il mare tornasse calmo. Dove tutto trovasse pace. ...
... potessi essere tu, amore mio, l'ultimo capitolo del mio amore - potessi essere io, amore mio, l'ultimo capitolo del tuo amore ...
... baciami, perché ho bisogno del tuo corpo vicino al mio, perché solo così posso esistere e i miei nervi non bruceranno invano ...
... baciami, e avrò la calma che non ho mai avuto, io, re degli isterici sconfitti ...
... e sappi che non giudicherò mai il tuo dolore, se mai ne avrai, e che ti prego di non giudicare mai il mio, amore mio, ...
Prendere le chiavi al bar ed entrare in quella casa, dopo tutti questi mesi, mi ha fatto un effetto strano. Come se stessi entrando a casa mia.
Stessa camera, sistemiamo e via a fare la spesa. Pronti a pranzare con gnocchi ai 4 formaggi e noce moscata + piadine a fantasia del mangiatore.
Il pomeriggio scorre tra sguardi perplessi per personaggi dai modi e gli stili improponibili, di cui riusciamo a liberarci fin troppo tardi.
Ci prepariamo all'evento. Ed eccoci pronti per strada, con le nostre cartine dei bus, a contare fermate ad alta voce. Birra che cade dalla mano addormentata di un bodyguard distratto. Arriviamo a destinazione giusto in tempo per beccarci il diluvio.
I messaggi hanno portato il vero effetto sperato, l'invidia ha avuto la meglio sul perbenismo... Ma stasera non ci ferma nessuno. La voglia di Rock è più forte. E finito l'acquazzone grosso e la birra in vetro, varchiamo la zona concerti e prendiamo postazione.
Punkreas, Wire e Sex Pistols si susseguono sul palco. Al momento dei Sex Pistols siamo mare... siamo mare e come onda ci muoviamo avanti e indietro.
Rischiando seriamente di ritrovarci in terra, se non fosse per due dolci angeli custodi che da lontano ci proteggono mentre Ga' è sotto il palco nel pogo totale. I segni del suo pogo li vedremo dopo: maglia slabbrata e umida, lividi e pedate ovunque.
Un taxi economicissimo ci porta a casa, dove ci accoglie la doccia gigante e bollente che io adoro.
Il giorno dopo io e la Giò riusciamo nell'intento di svegliarci ad un orario decente e, dopo una colazione a base di caffelatte alla cannella e biscotti con la nutella sopra, ci avviamo
per incontrare amici sparsi per Torino: Cinzia al negozio Pinkneko, Graziana e Ico al Parco del Valentino, con annesso giro nel borgo medievale in cui si svolgeva una mostra sulla cina. Dopo pranzo l'idea era di partire presto alla volta del concerto, dopo essersi riposati tutti un'oretta. Ma giunta l'ora, ecco che il diluvio ricomincia. Aspettiamo inquieti e tristi il termine del secondo diluvio e anche grazie al nostro personale uomo del meteo decidiamo di partire. Arriviamo in tempo per i Massimo Volume. Il concerto inizia e siamo felici di essere lì, soprattutto per Ga' che ci teneva davvero molto a questo concerto.
...la pioggia ci aveva perseguitato per tutto il viaggio...
{ La città morta - Massimo Volume }
Ed è così che ci è toccato ascoltare 3/4 del concerto di Patti Smith sotto il corner dell'MTV mobile, tra chi festeggiava il compleanno, chi faceva il grullo per passare il tempo, tra occhi da cane bastonato ed sms assurdi, finché non ha spiovuto e abbiamo deciso di provare ad avvicinarci, atto che ci è costato l'inzuppamento totale delle scarpe, dato che ormai si era creato un vero e proprio fiume....
Sugli Afterhours invece ha avuto la meglio la fame e i "pesci" nelle scarpe, per cui dopo un panino al baracchino, grazie a bus+taxi siamo tornati al nostro B&B e di nuovo alla nostra doccia calda.
Lasciare questa casa mi fa piangere il cuore, il calore delle stanze mi culla e mi trattiene, è difficile distaccarsene, lo faccio a malincuore girando e rigirando nelle stanze alla ricerca di rimasugli di me. Intanto il guestbook viene riempito e un po' di post-it vengono lasciati in giro a sottolineare pesantemente il nostro passaggio. Ci avviamo verso il centro, alla FNAC per fare incetta chi di dischi chi di libri. "Torino è casa mia" di Culicchia, che avevo iniziato a leggere a voce alta nella casa dove ce n'era una copia a disposizione degli ospiti, diventa il libro simbolo di questo viaggio. Acquisto doppio, mio e di Giò. Di fronte poi ci aspetta H&M con i saldi ed io non riesco a negarmi un giro e ne esco con una camicia estiva con spalle scoperte bianca con piccoli pois. Finalmente si pranza e dopo un salto veloce alla Mole, siamo pronti a salutare Torino! Ognuno si immerge nella sua musica, e nei suoi libri per riempire le ore del ritorno.
"La vita ha il ritmo degli sms, la vita ha il ritmo di uno spot pubblicitario. Come può sopravvivere un romanzo? Come può sopravvivere un racconto?" { Giovanni Bogani }
Eccolo, Giovanni Bogani, con il suo golf arancione "catarifrangente" come lui stesso l'ha definito. Eccolo che arriva al secondo piano della libreria Edison, saluta diverse persone, stringe mani, sorride. Lo guardo e penso se dirglielo che sono io, francesca78, quella di bloggerfiorentini, quella che ha letto Amore ad ore ed L. e che gli commenta il blog. Ma un po' mi vergogno... invece è lui che si avvicina, mi ha riconosciuta dalla foto. E così mi sorprende.
La presentazione comincia. Ad accompagnarlo in questo compito Claudio Spadi, ovvero il cantautore sul ponte di uno dei suoi racconti, e dei lettori di eccezione: Valerié Mastrangelo, Maria Giulia Ciucci, Francesco Grifoni e un'improvvisato Gaetano Gennai.
E così tra qualche brano e qualche canzone famosa {Carte da Decifrare di Fossati, Firenze di Graziani, Pensiero stupendo, etc } scivolano presto le ore.
Belli anche gli interventi di Giovanni, riguardo le persone e i libri.
«Scoprire una persona è sempre scoprire un abisso: non c'è mai nessuno quieto e lineare fino in fondo.»
«Un libro ha di bello che lo si fa suonare dentro di noi come si vuole. La vita di oggi ha ritmi rapidissimi, da spot pubblicitario. Non abbiamo più tempo da dedicare. Viviamo in un mondo che è come un mosaico, un puzzle. Il libro mette insieme i pezzi di questo specchio rotto in modo da poter vedere la nostra immagine riflessa.»
Ma bella soprattutto quella sua velata timidezza che viene superata solo grazie all'amore per ciò che fa, in cui crede. L'amore per la musica e per la scrittura.