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"E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia nessuna è andata persa, tutte sono state vissute e tutte in un modo o nell'altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei. E non c'è niente di meglio al mondo." {dal film: Tre metri sopra il cielo }

"Se chiudo gli occhi non ci sei
in fondo a tutti i miei vorrei.
Almeno tu lasciassi scia, saprei come lavarti via. "
{ Negramaro, Una Volta Tanto (Canzone Per Me) }

"è tanto tempo che non piove, è tanto tempo che non amo, è tanto tempo che non cade rugiada su questa terra, è tanto tempo che non passano treni da questi binari, binari secchi di lato alla stazione" { Giovanni Bogani, Amélie, in Per tutto il tempo che ci resta }


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sabato, 12 aprile 2008

Meditabondiamo

E sono il muro da riempire di sfoghi,

nervosa

nervosa di nomi
nervosa di nevrosi
nervosa di appallamenti
nervosa di essere vista come la marionetta che non sono
nervosa di parole a vuoto
nervosa di gente che non ci ha capito nulla, in un anno, di me

e ho solo voglia di saltare con un po' di ska
di urlare tutto il nervoso che ho
che sono stufa anche dei grazie
se poi devo sentirmi dire che ho rotto
solo perché scuoto

fa male



E comunque forse farebbe bene a tutti leggere un po' Goleman, così capirebbero che il nostro comportamento influisce sulle emozioni e sulla fisiologia dell’altro e quindi è necessario comportarsi in coscienza, in maniera tale da avere un effetto benefico anche a livello impercettibile su chi entra in contatto con noi. Attenzione, non sto dicendo di essere ipocriti. Dell'ipocrisia non so che farmene e non dovrebbe sapere che farsene chiunque. Sto parlando di civiltà.  E forse a questo punto farebbe comodo a tutti leggere un po'  di Scott Peck, driblando la noiosa parte spirituale e soffermandosi su cosa è civiltà: "diventare ancora più coscienti di sé, degli altri e delle organizzazioni di cui sono membri."


Tutto questo meditabondare mi ha ricordato un vecchio post... di cui riporto un pezzo

giovedì, marzo 18, 2004 h. 11:26
Parole come lame
Le parole sono a volte come piccole lame che feriscono in modo più o meno profondo, a seconda dello stato d'animo di chi le riceve. A volte ne basta una, sbagliata, dalla persona sbagliata, nel momento sbagliato, per fare un lago di sangue. E non riesci a trovare giustificazione e a farti scivolare sempre le cose sopra.

postato da: francesca78 alle ore 14:35 | Permalink | commenti
categoria: pensieri, letture, psicologia, amicizia, disordine, me


martedì, 24 luglio 2007

E mi disordino...

«L'organizzazione - il coordinamento di parti differenziate che cooperano per lo svolgimento di un'impresa - nasce dal disordine; e nel suo sviluppo dinamico riproduce una certa quantità di disordine. L'universo nasce dal calore estremo nel quale le particelle si agitano in modo turbolento fino a quando, per effetto del caso, incontrano altre particelle, con cui, grazie alle loro caratteristiche fisiche, sono in grado di interagire. Queste interazioni, queste azioni reciproche, modificano la natura primitiva delle particelle e danno origine all'organizzazione.»
{ Marocci, Abitare l’organizzazione, Edizioni Psicologia, Roma 1996, p. 139 }

«La complessità è un disordine apparente dove si ha ragione di supporre un ordine nascosto;»
{ Atlan, 1979)

postato da: francesca78 alle ore 17:52 | Permalink | commenti (1)
categoria: letture, disordine


martedì, 26 giugno 2007

Elogio al disordine

Sto gironzolando nel mio blog pvt, e ho ritrovato questo post... così ho pensato di postarlo, è comunque sempre attuale e utile come scusa per tutti i disordinati come me

Perché anche nel disordine ci può essere una sorta di perfezione: i disordinati cronici lo sanno gestire e l'hanno creato con un proprio... ordine logico che riconoscono, ma che non è facilmente spiegabile agli altri. E guai a toccare ed invadere il loro spazio ricoperto da ogni genere di oggetti: sono gelosi del proprio disordine, della disposizione "creativa" degli oggetti sparsi nella loro abitazione, e solo loro riescono a viverci, a ragionarci, a ritrovarsi e ricordarsi dove hanno lasciato documenti, pantaloni oppure le chiavi di casa.
Il vero disordinato vive "bene" la sua casa e il suo ambiente: si appropria di ogni centimetro, di ogni spazio, di ogni angolo in cui inserire un suo oggetto, come se lo spazio non gli bastasse mai. I disordinati vivono al 100% la loro "dimensione" e credono che l'ordine indichi una mancanza di fantasia e di curiosità, una carenza.

(Tratto dall'articolo La perfezione del disordine di Silvia Ranieri, pubblicato su Yourself - anno 1, n. 2, marzo 2004)

postato da: francesca78 alle ore 15:43 | Permalink | commenti (2)
categoria: letture, disordine, me