"Fare una famiglia non è un sogno. Le famiglie si dovrebbero fare per condividere con qualcuno che si ama il proprio sogno.Altrimenti le persone diventano funzionali a qualcosa, diventano dei mezzi e non possono essere ciò che sono." { Fabio Volo, Un posto nel mondo }
"E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia nessuna è andata persa, tutte sono state vissute e tutte in un modo o nell'altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei. E non c'è niente di meglio al mondo." {dal film: Tre metri sopra il cielo }
"Se chiudo gli occhi non ci sei
in fondo a tutti i miei vorrei.
Almeno tu lasciassi scia, saprei come lavarti via. "
{ Negramaro, Una Volta Tanto (Canzone Per Me) }
"Ma la Strega infastidita
caro Osvaldo, dalla vita
mi risponde:
'Sono in cerca di un riparo originale'
ricomincio allora a correre
la vorrei un po' riscaldare"
{ Martinicca Boison, Dialogo con Osvaldo - riguardo alla Strega }
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ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Come mai tutte le donne d'Italia non scendono in piazza per come veniamo rappresentate? "Come in un film porno... se non fosse che siamo sulla televisione pubblica!"
Perché nessuna donna propone una alternativa alla dittatura dei corpi perfetti?
Dove sono finite le qualità del femminile nelle immagini che oggi dominano la televisione e la stampa?
Le donne sono ancora in grado di riconoscere i propri bisogni? Sono ancora in grado di autenticità? Il volto dell'altro mi rende immediatamente responsabile... mostrare la propria faccia significa essere vulnerabile. Nascondendo la nostra faccia stiamo rinunciando alla nostra unicità e dunque alla nostra anima. Che ne è dei veri volti delle donne?
La tivù pullula di "cornici" donne, "grechine" di grazioso decoro. E' in gioco la sopravvivenza della nostra identità. Perché subiamo questa umiliazione continua? Di che cosa abbiamo paura?
Ai progetti. Agli incontri e agli scontri. Alla tenerezza, all'erba verde, e ai tramonti. Alle rinascite. Agli eventi che possono essere chiusure o aperture, a seconda di come li vuoi vedere. Al dono della curiosità.... Alla bellezza delle immagini. Alla bellezza delle persone.
La fine di una storia è la fine di tutte le storie. C'è una certa vicinanza nel dolore. E un'apertura di alcuni canali e il bisogno di tamponarli urgentemente. Non si vuole di certo morire per emorragia.
E allo stesso tempo, una storia d'amore non è mai veramente UNA, ma due, tre, mille... ognuno la vive in un modo tutto suo e l'esterno anche la vive, la giudica, la racconta in modo diverso. Una storia, mille storie.... Pirandelliano!
L'attentato di Kabul, oltre alle dieci vittime italiane, di cui sei morti, ha fatto dieci morti fra i civili e altri cinquantacinque feriti.
Abdul, un bellissimo ragazzo dai capelli ricci, ha perso un braccio in un attacco suicida dei talebani a Grishk. "La presenza delle truppe straniere non ci aiuta. Anzi, ci mette tutti in pericolo. L'attentato suicida nel quale sono rimasto ferito non sarebbe avvenuto se nel mio villaggio non ci fossero stati i soldati stranieri".
{ da un articolo di Peacereporter }
CORRETE subito a vedere VIDEOCRACY (prima che lo tolgano!).
Il Van Damme de noialtri, l'uomo bianco dal cuore nero e il Robin Hood dei tempi moderni saranno (inconsapevolmente) felici di accompagnarvi nel terrificante viaggio dell'apparenza prima di tutto. Documentario o horror?
Gabriele Del Grande, nato a Lucca nel 1982, si è laureato a Bologna in Studi Orientali. Oggi lavora come giornalista e scrittore. Scrive per Redattore Sociale, Peace Reporter, L'Unità e il Progetto Confini della fondazione lettera 27.
Nel 2006 fonda Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), l'osservatorio mediatico sulle vittime dell'emigrazione. Ha seguito le rotte dei migranti in Turchia, Grecia, Cipro, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali, Senegal, Burkina Faso e Niger.
«un lavoro di documentazione fatto negli archivi della stampa internazionale; dopodiché, dal 2006 a oggi, si sono accumulati una serie di reportage frutto di vari viaggi lungo le frontiere sud dell’Europa e soprattutto si è sviluppata una rete di associazioni, di giornalisti e di informatori che, da ogni angolo della frontiera, ci segnalano le situazioni che si vengono a verificare.»
Su questi argomenti Gabriele ha scritto due libri: "Mamadou va a morire" (2007) e "Roma senza fissa dimora" (in uscita) per Infinito edizioni.
Stamani, durante la conferenzaIL RAZZISMO, STRANA MALATTIA, organizzata da Emergency in collaborazione con Peace Reporter, ho potuto sentire questo ragazzo parlare. Non lo avevo mai visto, non sapevo chi fosse, ma sono rimasta colpita dalla sua competenza e passione.... soprattutto pensando che a soli 27 anni gestisce un blog utile a tutti coloro che vogliono informarsi sulla VERITA'.
Anche stamani Gabriele ha ripetuto alcuni concetti che potete sentire in una sua intervista su Socialmentegiovani: «Lo stesso Maroni, lo scorso anno, ha chiesto l’ingresso di 170 mila lavoratori stranieri: più di cinque volte i circa 36 mila che sono arrivati, nello stesso anno, a Lampedusa.[...] Bisognerebbe capire prima che cosa è la clandestinità e come rendere possibile alle persone di fare quel viaggio in modo regolare; non sui barconi a rischio della vita, ma con il visto sul passaporto e con un comodo viaggio in aereo come facciamo noi quando andiamo a sud. Poi ci sono le questioni dei rifugiati politici: un terzo di chi arriva a Lampedusa viene riconosciuto, da apposite commissioni, come rifugiato politico (come persona cioè verso la quale ci sono degli obblighi internazionali di protezione, scritti nelle convenzioni dell’ONU ma anche – attenzione - all’articolo 10 della nostra Costituzione). »
Girando sui siti alla ricerca anche del come una persona così giovane si sia potuta avvicinare così fortemente a questa cosa in modo attivo, perché diciamocelo, non è da tutti farlo..., ho scoperto molte cose interessanti su Gabriele Del Grande. Per esempio che per 20 giorni tra il 15 dicembre 2004 e il 3 gennaio 2005 (praticamente poco più che 22enne!!!) ha deciso di vivere tra i senza dimora, a Roma. Su La radio ne parla si legge: «Gabriele ha deciso di fare questa esperienza perché è una realtà sulla quale si era affacciato già a Bologna, dove per 3 anni aveva lavorato come operatore sociale in un centro di accoglienza notturno per senza dimora. In più lo ha spinto la passione per il giornalismo. Non aveva soldi e si è portato il minimo indispensabile, cioè uno zaino con un cambio e il sacco a pelo, ma è importante dire che non era sua intenzione immedesimarsi, sarebbe stata una forzatura sterile, era piuttosto suo interesse conoscere le persone, capire cosa si prova, fare delle esperienze. A tutti ha dichiarato la sua identità, ma non tutti hanno reagito bene perché il mondo della strada è un mondo in cui regnano il sospetto e la paranoia.»
Mi ero dimenticata quanto fosse folle muoversi con qualunque mezzo a ruote nei dintorni della Fortezza all'ora di punta (18:15 circa).
Detto ciò.... ho superato l'Esame di Stato in maniera più che soddisfacente e questa cosa ha innalzato la mia autostima di molte tacche!
Ora inizano i festeggiamenti { in realtà già da ieri } con concerti, piece teatrali, una presenza forte alla festa dei 15 anni di Emergency, cene e quant'altro!
Possibile che il TG1 non abbia trovato uno spazio nemmeno minimo per dare la notizia della morte di una donna, Teresa Sarti, che l'Italia tutta dovrebbe ricordare con orgoglio, dato tutte le lotte a fianco del marito Gino Strada per la pace nel mondo? Io lo ritengo vergognoso...
Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo del nostro impegno per la pace e per la solidarietà.